Recensioni e interviste – Io Maria, Lei Callas

SIPARIO – febbraio 2022

INTERVISTA a MICHELA BARASCIUTTI – di Michele Olivieri

Danzare la Callas

Il Festival veneziano giunto alla XIII edizione ha proposto quale inaugurazione del 2021 la produzione Tocnadanza “Io Maria, Lei Callas” con la direzione, coreografia e regia di Michela Barasciutti. Da una parte una personalità travagliata dalla vita, infanzia, maturità e amori, dall’altra una vissuta in una dimensione d’arte che la porta ad essere unica nella sua voce e nell’interpretazione dei personaggi, creando un mito irraggiungibile perché unico. Umanità e Arte, Maria e Callas. Scherzosamente in una intervista diceva di sé stessa: “… perché la Callas una volta era Maria”.

Abbiamo incontrato in questa occasione Michela Barasciutti, ballerina e coreografa, direttrice di VeneziainDanza (con il supporto del Teatro La Fenice). A 18 anni è stata solista per il Bussotti Opera Festival nell’opera Autotono di Sylvano Bussotti. Per anni ha fatto parte della compagnia di balletto L’Ensemble, diretta da Misha Van Hoecke. Ha spesso lavorato in Enti Lirici, ed in particolar modo al Gran Teatro La Fenice sotto la direzione di coreografi e registi come A. Amodio, G. Cauley, G. Borni, Pier’Alli, S. Bussotti, Bolognini, De Ana, Loiodice e altri. Ha ricoperto il ruolo di Prima Ballerina in due enti lirici, il Gran Teatro La Fenice e il Carlo Felice di Genova. Conosciuta e apprezzata dalla stampa specializzata italiana, ha raccolto positive recensioni da parte di alcuni tra i maggiori critici. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive. È direttrice artistica delle rassegne Danza Aperto a Mestre e a Venezia Percorsi d’Autore – rassegna di nuovi autori e della sezione “danza” di Teatro in Campo. Nel 1991 fonda la Compagnia Tocnadanza. A tutt’oggi vanta collaborazioni e co-produzioni con prestigiosi Enti e Festival. Su sua proposta, Alessio Carbone (già primo ballerino dell’Opéra di Parigi) dà vita al progetto Les Italiens de l’Opéra de Paris. Crea, con proprie coreografie,

lo spettacolo Nuances. Successivamente realizza il video Progetto Kafka, su soggetto di Silvano Rubino. Viene presentata a Mirandola l’opera teatrale Strix, di cui Michela Barasciutti (oltre a ricoprire il ruolo di prima ballerina) firma le coreografie in occasione del Convegno di Studi su Giovanni Pico della Mirandola. È invitata al Premio Internazionale Astor Piazzolla a Castelfidardo presentando un balletto su musica originale, oltre alla Balada para un loco. Realizza insieme a Corrado Canulli lo spettacolo Simboli opposti Miti. Presenta L’Ultima farfalla, spettacolo di danza-poesia-musica. Presenta a Trieste lo spettacolo Memorie Aggredite, balletto basato sulle scenografie curate dall’architetto argentino Mateo Eiletz. Crea lo spettacolo I Vicoli dell’Anima che riporterà grande successo di critica e pubblico. È stata assistente ai coreografi Robert North e Bob Cohan. Crea lo spettacolo Voci in co-produzione con il Festival Internazionale Abano Danza e La Biennale di Venezia. Un estratto dallo spettacolo Il silenzio degli uomini fa parte dell’esposizione permanente al Vladimir Vysotsky’s Museum a Koszalin, in Polonia. Presenta successivamente Il volo interrotto e Sym-Ballein. Realizza inoltre le seguenti produzioni: Lighting Cue Number e Satna. Produce e firma gli spettacoli di Terra e di AltroMade in Italy – I soliti ignoti (dedicato a Mario Monicelli), Looking Out,Vestita di Terra e di Mare,Fiore accanto,Untitled – Tribute to Peggy Guggenheim,Notturni d’acqua. Per il 150° anniversario della nascita di Erik Satie, crea Le stanze di Satie in collaborazione con il Conservatorio Musicale Benedetto Marcello e Archivio Carlo Montanaro. Nel 2017 per il 25° anniversario della Compagnia Tocnadanza crea lo spettacolo 7 quadri + 1. Come direttrice artistica ha realizzato a Venezia ben 26 rassegne di danza ospitando compagnie nazionali, giovani autori e alcune delle più importanti istituzioni mondiali della danza, come il Balletto dell’Opera di Hannover, i primi ballerini del Bayerische StaatsBallet, quelli dell’Opera di Vienna, Aterballetto e molti altri.

 

 

Carissima Michela, quest’anno si celebra il trentesimo anniversario della tua compagnia, Tocnadanza: qual è il bilancio?

Un bilancio di grandi soddisfazioni perché ho avuto delle produzioni, co-produzioni e collaborazioni con prestigiose istituzioni come la Biennale, il Teatro La Fenice, il Ravello Festival, Collezione Peggy Guggenheim Venezia, Conservatorio Musicale Benedetto Marcello di Venezia, Teatro del Sottosuolo, Vignale Danza, Il Gesto e l’Anima e molti altri. Numerose sono state le creazioni in questi lunghi trent’anni che mi hanno permesso di ricercare in continuazione, sia a livello coreografico sia a livello di pensiero, avvicinandomi a splendidi artisti, come è stato per questa edizione di VeneziainDanza 2021, con la Callas, o in passato a Peggy Gugghenheim, passando per l’omaggio a Monicelli, e alla figura di Maria Maddalena… ho lavorato inoltre con numerosi musicisti in scena, per cui il bilancio è positivo. Trent’anni che arrivano in un momento di maturità, perché se riguardo indietro vedo proprio il percorso che ho intrapreso, e chissà il futuro cosa mi riserverà… c’è sempre da imparare nella vita, mettersi in discussione fa parte di me! Sono felice perché ho voluto trent’anni fa fondare la compagnia, avere la residenza a Venezia, nella mia città in cui vivo, una città che continua quotidianamente a donarmi bellezza. Ho anche ideato una creazione per Venezia dal titolo Notturni d’acqua. È una città che mi avvolge nella bellezza, e aver fondato e continuare a dirigere in residenza la compagnia in questo luogo è una perenne fonte di ispirazione, anche molto inconscia, difatti nel mio lavoro non riesco a vedere solo la danza, ma scorgo la musica, il teatro, l’arte totale!

 

Come ti sei accostata al mito della Callas?

Spero di aver rispettato questa grande donna, questa immensa artista. Penso ne sia uscito un lavoro che accompagna il suo nome in un percorso sia di umanità che di arte. Ho voluto racchiudere il teatro, la danza e il suo canto all’interno della creazione, nel centenario della nascita (New York, 2 dicembre 1923). Mi piaceva l’idea di prendere per mano lo spettatore attraverso le fragilità del suo intimo, del suo privato, del suo lato umano e al contempo di quella sua prorompente forza artistica derivata dal canto.

 

Un altro anniversario cade quest’anno con la Camerata Musicale Barese? Come nasce la vostra collaborazione?

Nasce dieci anni, abbiamo festeggiato il ventennale della mia compagnia a Bari al Petruzzelli, ospiti dalla Camerata per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, rappresentando lo spettacolo Made in Italy in omaggio a Mario Monicelli e poi quest’anno – che per caso sono i trent’anni dalla fondazione mentre per loro sono l’80° – ci hanno richiamati con la produzione sulla Callas, ed è un aspetto che mi rende felice… un fortunato gemellaggio tra Venezia e Bari!

 

VeneziainDanza” è giunta alla tredicesima edizione, quali sono state le tappe più significative?

Nel festival volevo dare una panoramica di linguaggi perciò ho sempre invitato compagnie d’autore, o gala, per donare al pubblico la diversità del dizionario della danza, tutto per me è stato ricco. Nel ruolo di direttore artistico, quando invito una compagnia o un artista, è perché ci ho ragionato molto e penso sia la cosa giusta in quel momento da fare, quindi tredici anni di belle cose e soddisfazioni.

 

I ragazzi della tua compagnia come si sono accostati al mito della Callas?

Hanno letto molto, sono dei ragazzi speciali, io li chiamo “punti di luce”. È stata una ricerca accurata proprio perché dovevano entrare in questa energia e in questo rispetto per la Callas. Abbiamo lavorato sulla ricerca del prendere per donare emozioni al pubblico, affinché ci venissero restituite, e devo dire che i ragazzi hanno sentito particolarmente la restituzione di questa grande ricerca sulla figura della divina Maria. Tre danzatrici raffigurano Maria, Callas e Maria Callas, mentre tre danzatori rappresentano Meneghini, Onassis e Pasolini.

 

Ma l’ispirazione da dove ti è venuta?

Semplicemente da alcuni libri che per mio diletto stavo leggendo sulla Callas. Pagina dopo pagina mi hanno sorpresa e toccata i suoi tormenti, tanto da approfondire e voler far nascere uno spettacolo dedicato a lei e a quel suo bisogno d’amore e di abbracci. La sua anima riusciva a trovare pace solamente nel canto, e lì diventava intoccabile.

 

Concludiamo con una domanda a Stefano Costantini, che si è occupato della ricerca ed elaborazione musicale. Come ti sei districato nell’ampia scelta dei brani musicali?

Diciamo che io funziono da archivio, poi in effetti è Michela la testa che tira le fila di tutto, lei quando fa un lavoro sceglie il soggetto e sviluppa la drammaturgia, su questa drammaturgia nasce la regia, e su quest’ultima costruisce quello che possiamo definire “tappeto musicale” per poi dare vita alla coreografia. Personalmente acquisisco la massa che trovo, la scremo, Michela sceglie in base alle sue esigenze coreografiche e poi si cuce il tutto insieme e si crea lo spettacolo. Per cui il mio lavoro è più da artigiano, naturalmente faccio delle proposte, come in questo caso oltre ai brani della Callas ho voluto proporre qualcosa di extra… sono idee che nascono e che poi ragioniamo insieme!

 

L’Ape musicale

06 Novembre 2021